Sotto gli occhi del Crostolo

“Sotto gli occhi del Crostolo”: le presentazioni

Ecco a voi un serie di note che vi darà una carrellata dei personaggi principali del romanzo ambientato a Reggio Emilia tra il 1877 e il 1888 che rivivranno su questo blog per molti mesi.

Abbiamo chiesto a ciascuno di loro di presentarsi.

 

SILVESTRO BELLERIO

Cosa? Presentarmi io?! Ma che razza di richiesta mi fate? Come se io non fossi già abbastanza noto alla gente. Io non riesco ad uscire di casa e fare due passi senza che qualcuno saluti me. Anche oggi Gianferrari è venuto da me per strada per congratularsi del mio ultimo editoriale; come se io non sapessi già che ho scritto una cosa magnifica, interessante e acuta.
Il mio giornale, l’Italia Centrale, è il più letto di Reggio Emilia e non c’è da stupirsene, visto che lo dirigo io. E io sono uno che ci sa fare per queste cose. Ho fatto dell’informazione la mia vita. Io sono un tipo tutto casa e giornale. E intendiamoci, in casa non tengo famigliari tediosi. Il mio tempo libero lo passo con Giangiove e con altri nostri amici. E i nostri amici sono tutti perfetti.

GIANGIOVE CASALI

Hai da accendere? Ah, no, lascia stare, ho trovato gli zolfanelli.
Tu non ti accendi niente? Ti garantisco che un sigaro fa sempre bene, può essere la soluzione a molti problemi, specie quando tua moglie inizia già a essere insopportabile dopo pochi mesi di matrimonio.
Ma chi me l’ha fatto fare di sposarmi? Avessi dato retta a Ruggero, adesso non sarei in questa noia mortale. Chi l’avrebbe mai detto che quello scapolo impenitente aveva ragione sulle donne!
Bah, o forse sono solo io che ho sbagliato a scegliere. Ah, a proposito di Ruggero, chissà se stasera c’è al circolo o se avrà trovato migliore compagnia. Compagnia femminile, s’intende. Se sarà assente, spero almeno ci sia Gabriele: non vorrei mi toccasse restar solo con Campanini e Balletti. Oh, per carità, simpaticissimi, ma quando si mettono a parlare di storia o filosofia proprio non li sopporto! Infatti, quando esagerano, devo sempre trovare la maniera di interrompere i loro vaneggiamenti.

GABRIELE ROVESTI

Il mio nome è Gabriele, il mio cognome è Rovesti e sono un bancario. Ho un prozio arcivescovo, o almeno mi pare. È difficile trovare nella mia famiglia qualcuno che non sia ben immanicato.
Anch’io sono giovane, ma non me la cavo male: ho iniziato a dare la scalata nella gerarchia del Monte di Pietà. Lo stesso Pietro Manodori mi apprezzava parecchio e diceva che avevo delle buone potenzialità, peccato sia morto; altrimenti la promozione era sicura.
Va beh, sono certo che le mie qualità verranno notate. In questi giorni, oltre che la banca, c’è un altro oggetto che si insinua spesso nei miei pensieri: si chiama Albina, è una giovinetta graziosa e di buona famiglia, almeno mi pare. Gestisce una libreria, l’altro giorno l’ho invitata a una cena della Società del Pito e lei ovviamente ha accettato. Penso che la sposerò, ma forse prima dovrei vederla qualche volta in più. Intanto alla cena vedrò se sa come ci si comporta in società.
Accidenti, adesso che ci penso alla cena ci sarà il Direttore Bellerio: spero tanto di incontrarlo e di potergli parlare: è un uomo intelligentissimo e sa analizzare la società in una maniera straordinaria! Nutro un’infinita stima per lui e spero di poter diventarne amico prima o poi. 

RUGGERO

Che noia!
Un’altra cena del Pito!
Non che mi dispiaccia vedere i miei amici, ma ormai le donne lì le ho già corteggiate tutte; ci fosse qualcuna nuova ogni tanto, potrei anche divertirmi, ma com’è adesso c’è poco gusto. Giangiove, Gabriele, Nino e Avvandrea li vedo spessissimo a giocare a biliardo e gli altri mi annoiano: tutta gente che crede di essere colta solo perché ha una laurea e a me tocca sempre fare l’idiota per potermi divertire. Scommetto che nessuno sa che anch’io ho il mio foglio di carta. Se non sbaglio, Gabriele ha detto che si porta una ragazza nuova: se lui si stufa, potrei parlarci io e magari riaccompagnarla a casa; bah, mal che vada poi me ne andrò al bordello.

NABORRE CAMPANINI

Pericle appestato! Mi cogli alla sprovvista…
Non immaginavo di dover parlare di me … di cose da raccontare ne ho parecchie, ma non so se vi possano interessare … in fondo la mia è la vita qualsiasi di un orfano di padre che studia, diventa professore di Lettere, amico di Carducci, che scrive poesie, ma sì, un po’ le solite cose, quelle che fa anche Andrea, solo che lui pubblica saggi sull’economia, io poesie.
Chissà se Andrea avrà ancora tempo di scrivere adesso che si è sposato o di passeggiare con quelli del CAI.
Ah, ecco, mi piace molto anche passeggiare in montagna…e poi adesso con don Chierici abbiamo in mente una cosa fantastica.
Don Chierici lo conoscete, vero? Quello del museo, il paletnologo, quello col fratello e il nipote pittori, Pericle appestato, impossibile che non lo conosciate!
Bene, io, lui e gli altri ci siamo messi in testa di andare a Canossa…a scavare, s’intende! Non ne posso più dei crucchi che vengono qua e si lamentano perché non trovano il castello di Matilde: adesso ci pensiamo noi del CAI a tirarlo fuori e a rimetterlo in piedi.
Poi porterò le mie ninfe a vedere gli scavi così mi renderò ancor più interessante ai loro occhi. Oh, incredibile: a volte mi basta declamare una delle mie poesie e le donne mi cascano ai piedi, però ancora non ho trovato quella giusta e la cosa mi rattrista un po’, perché non so a chi dedicare quel che faccio: a volte mi sembra che la mia vita non abbia un senso, uno scopo.

ANDREA BALLETTI

Andrea Balletti: ricordati questo nome, perché sicuramente prima o poi diventerà famoso.
Non badare a quelli che mi chiamano Avvandrea, sono solo invidiosi perché sono avvocato, ma posso permettermi di non esercitare. Mestiere noioso, pieno di cavilli e poco interessato alla giustizia.
È stato difficile, ma alla fine ho trovato la mia strada: il professore.
La gente mi rispetta e io posso dedicarmi tranquillamente ai miei studi: mi occupo di economia principalmente, è la mia passione da molto tempo e, senza sembrare superbo, posso affermare che ho una certa competenza in materia: insomma, quanta gente conoscete che a 21 anni pubblica un saggio sulla moralità del capitale?
Ogni tanto mi dedico anche alle poesie, ma ormai solo quando la gente si sposa… a proposito di matrimoni, io mi sono da poco sposato con Irene e lei adesso è incinta: spero proprio che nasca una femmina da chiamare Barbara come la sorella di mia moglie, il
mio primo vero grande amore. 

ALBINA

Non c’è molto da dire su di me e non ho neanche tanta voglia di parlare; non è uno dei periodi migliori della mia vita: un paio di mesi fa, infatti, è morto mio nonno a cui ero affezionatissima.
Mia madre è morta di tisi quando ero bambina, mio padre e mio fratello erano Garibaldini e dopo il ’67 vivono in Svizzera. Io e mia sorella, quindi, siamo cresciute in casa di mio nonno senza altri affetti famigliari, ma lei adesso si è sposata e vive a Sassuolo; mio nonno, appunto, è morto e io sono rimasta sola.
Teoricamente, il mio tutore ora sarebbe Silvestro, il cugino di mia madre, ma non gliene importa granché di me, a stento sa il mio nome; io, in fondo, gli voglio bene e gli farei visita volentieri, ma ho sempre paura di infastidirlo: è sempre preso dal lavoro e non so da quali altri affari. Non  si premura neppure di trovarmi marito: eppure, ho quasi vent’anni e dovrei almeno avercelo un fidanzato, se no rischio di rimanere zitella. Forse è meglio se non se ne interessa, così posso scegliere chi pare a me: vorrei tanto trovare l’amore profondo e reciproco, come quello dei miei amici Dora e Ivano, ma l’unico uomo che ho amato, Patroclo, non ne ha mai voluto sapere nulla di me, se non come amici e poi adesso è partito per fare il servizio militare e chissà quando potrò rivederlo! In questi giorni, però, ho conosciuto un giovane di nome Gabriele, non sembra male e sicuramente gli sto simpatica: mi ha pure invitata ad una cena, non vedo l’ora di andarci, anche se non conosco nessuno e l’ambiente dell’alta società è nuovo per me. Spero di non fare brutte figure!

DORA

Ma siete sicuri di voler sapere qualcosa di me? Insomma, sono solo una sarta; oh, beh, era ora che qualcuno riconoscesse il valore del nostro operato! Ci sono un sacco di ricconi che vengono e a stento ringraziano; comunque, la sartoria non è l’unica attività della mia vita: mi piace molto cantare e decorare le vetrine con i fiori; sì, se non  facessi la sarta, sarei sicuramente una fiorista! O chissà se avessi potuto far carriera come cantante: tutti mi dicono che ho una bella voce e spesso io e la mia amica Albina facciamo dei duetti, in cui lei suona il violino e io canto e i nostri amici ci applaudono. 

LUIGI

C-c-cos’è che vuoi da me?
No, no, no, io non mi fido mica! Tu sei uno di quelli della pubblica sicurezza!
Ve la siete presa con Canovi e Ferretti e ora venite anche da noi pesci piccoli…eh, ma è chiaro: avete paura! Finalmente vi siete resi conto che noi mica scherziamo: lotta proletaria vuol dire…… lotta proletaria!
No, no, via! Lontano!
Da me non avrete niente, se non un calcio dove so io e solo perché non ho una bomba a portata di mano, ecco! Pini me l’ha detto di stare attenti alla gente come voi, veh!
Or che innalzato è l’albero,
s’abbassino i tiranni
dai suoi superbi scanni
scenda la nobiltà.
Un dolce amor di patria
s’accenda in questi lidi
formiam comuni i gridi:
viva la libertà!
L’indegno aristocratico
non osi alzar la testa
se l’alza, allor la festa
tragica si farà.

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