Sotto gli occhi del Crostolo

Sotto gli occhi del Crostolo: Gare di bighe

CAPITOLO 10: Gare di bighe

 

Duccio passeggiava intorno all’isolato della Santissima Trinità, erano tre giorni che non scriveva articoli e doveva assolutamente trovare una notizia, altrimenti avrebbe rischiato il licenziamento. Senza una precisa idea su cosa fare, girava in cerca di ispirazione, di uno spunto, di qualcuno da intervistare… avrebbe potuto fare un’inchiesta e chiedere alla gente come si sentisse finalmente libera dalla tassa sul macinato… Che stupidaggine! Era ovvio che fosse felice.

Continuava a guardarsi intorno, ad un tratto si avvicinò particolarmente al vecchio teatro, le cui finestre erano sprangate con assi di legno, che in parte erano marcite, dentro si sentivano dei rumori, topi forse. Il giovane decise di fare un giro intorno all’edificio, magari avrebbe trovato qualcosa di interessante. Aveva avuto l’intuizione giusta, invero, mentre si trovava sul retro vide Luigi uscire da una porticina che, teoricamente, sarebbe dovuta essere serrata.

“Luigi!” esclamò il giornalista sbalordito e fiutando un buon articolo “Da dove esci?”

“Oh, Duccio….!” si stupì il ragazzo sobbalzando, poi rapido chiese nella speranza di sviare l’attenzione del giornalista: “Che cosa ci fai qui?”

“Io cercavo una notizia, tu piuttosto?”

“Lo sai mantenere un segreto?” domandò incerto Parmigiani che sentiva odore di guai.

“Secondo te?”

“No: sei un giornalista.”

“Dai, non fare lo sciocco, aiutami.” si spazientì l’altro, che subito spiegò il proprio problema: “Devo scrivere un articolo per l’edizione di domani e ancora non ho trovato nulla, non ho materiale. Il Direttore si adirerà terribilmente!”

“Perché ti sei intestardito, come un mulo, a lavorare per quello?” domandò quasi ingenuamente Luigi, ma sempre con la ben precisa intenzione di cambiare argomento.

Duccio lo ignorò e insistette: “Dai raccontami cosa ci facevi dentro il vecchio teatro. È vero quello che si dice? Che è il centro principale della malavita reggiana?”

“Malavita è una parola grossa.” minimizzò il diciassettenne “Direi che sia meglio chiamarla amministrazione alternativa.”

“Cielo d’Alcamo! Ti prego, raccontami tutto, o quel che puoi. Tranquillo non farò il tuo nome, tu parlami liberamente, poi mi dici cosa vuoi che non si sappia.” lo supplicò, tutto eccitato ed entusiasta, Duccio.

Luigi intuì che il giovane era disposto a tutto pur di ottenere delle informazioni, per cui dapprima finse di non poter rivelare nulla, per vedere che cosa gli avrebbe offerto, alla fine ottenne un pranzo regalato e alcune lire. Mentr’erano dunque a tavola, tra un boccone e l’altro Parmigiani spiegava: “Allora, non vorrai certo bruciarti tutte le cose subito, vero amico? No, sei furbo tu, ti tieni una roba per volta, così c’avrai sempre delle cose da dire. Parliamo oggi di qualcosa di strano, ma non troppo rischioso per l’attività del mio capo: corse segrete di bighe.”

“Come, scusa?” si sbalordì Duccio.

“Sì, sì, gare di bighe clandestine. Ci si trova di solito a tarda notte, le gare iniziano verso l’una, ma i corridori e i loro aiutanti arrivano poco dopo le undici così da potere legare i cavalli e preparare a modo le bighe, che sono messe dentro al vecchio teatro, quando non si usano. Ogni volta ci sono percorsi diversi, per lo più in luoghi senza persone, per non svegliare nessuno e quindi non essere denunciati, piace tanto la via Napoleonica, o Giuseppina se ti piace di più chiamarla così. A volte ci sono tornei basati sulle sfide a due con eliminazione diretta, ma non capita spesso, per lo più si sfidano in una decina e vengono assegnati un certo numero di punti a seconda della posizione che conquistano. Il ventitré giugno, per San Giovanni, c’è la corsa più importante, alla fine della quale si fanno i conti dei punti di ognuno e quello con il punteggio maggiore riceve per un anno il titolo di Gran Bigatore. È una cosa che va avanti da quasi cinque anni e, per fortuna, nessuno se n’è accorto: ora che lo dico a te, spero di non rovinare tutto! Abbiamo ricominciato il campionato da meno di un mese e per ora ci sono state le prime due gare per conquistare punti e un torneo: le scommesse, perciò, sono più che aperte. Sì, perché, sai, tutto il mondo delle gare di bighe si concentra sulle scommesse, che in questi venti giorni hanno portato soldi agli allibratori: infatti, tutte e tre le volte il vincitore è stato un novellino, avrà quasi trent’anni, è vero, ma non aveva mai gareggiato prima d’adesso: c’ha lasciato tutti di sasso, gli hanno già dato un soprannome che è tutto un programma!”

Parmigiani proseguì nel racconto, descrivendo i vari competitori e le loro imprese più mirabolanti, poi pur malvolentieri parlò del giro di soldi che c’era intorno alle scommesse e delle varie organizzazioni presenti. Duccio prendeva appunti, entusiasta delle notizie su cui lavorare, ma domandandosi se valessero quanto le stava pagando tra quel pranzo e la ricompensa pattuita.

 

Quella sera, dopo aver scritto l’articolo ed averlo mandato in stampa, Duccio si recò pimpante al Caffè Perli in cui si incontrava sempre con le amiche. Questa volta, tuttavia, sarebbe stata una riunione allargata, in quanto dovevano discutere su come e dove trascorrere le vacanze di Natale, per cui erano presenti anche Ludovica e i suoi due fratelli con le rispettive promesse spose. Erano due giovanotti in gamba: Tombolino era un falegname, mentre Biagio faceva il cuoco nell’Osteria del Fantasma. In realtà non dovettero pensare a lungo poiché decisero subito di approvare la proposta di Dora che li invitava a trascorrere le festività presso la casetta in campagna che possedeva la sua famiglia.

“L’avremo tutta per noi.” spiegava la sarta “I miei genitori non ci saranno perché hanno deciso di andare a trovare una mia zia che sta a Ferrara e io ho avuto il permesso di ospitarvi, purché ne abbiate l’autorizzazione dai vostri genitori, ma non credo vi saranno obiezioni.”

Ciò era vero: infatti, quei giovani godevano del raro privilegio di avere genitori di larghe vedute, toccati dall’Illuminismo, che non facevano certo scandalo se maschi e femmine non sposati vivevano assieme qualche giorno nella medesima casa.

“È su due piani, a quello terreno c’è la cucina, un soggiorno e una stanza per il lavoro; sopra si trovano, invece, le stanze per dormire. Vi piacerà come posto: certo è molto più bello in primavera od in estate, quando gli alberi sono in fiore e il sole caldo invita a far le passeggiate, però, se verrà a nevicare, allora potremo godere ugualmente di un magnifico panorama. C’è anche un laghetto: se si ghiaccia a modo, potremmo pattinare o scivolarci sopra.”

“Assicuro io: è un posto meraviglioso!”  assicurò Ivano che stringeva un boccale di birra “Ci sono stato quest’estate quando l’andavo a trovare. Ragazzi ci divertiremo tantissimo, se poi riusciamo a portarci della birra, potremmo fare una serata di festa sfrenata, magari per Capodanno.”

“Esatto! Così si parla, io penso alla birra e anche al whiskey.” sentenziò Tombolino, che in realtà era un giovane possente e rude.

“Peccato non ci sia Patroclo.” osservò Biagio “Si sarebbe divertito molto.”

Albina si soffermò a pensare: da una parte il suo cuore avrebbe ardentemente desiderato rivedere l’amato, dall’altra però sapeva che avrebbe sofferto a causa del suo non curarsi di lei.

“Ci credi se ti dico che Luigi giura di averlo visto? Quel piccolo briccone di sicuro se lo sarà sognato!” disse Ivano ridendo.

“Dev’essere un sogno ricorrente, allora” intervenne Biagio “L’ha raccontato anche a me giusto ieri. Ridicolo, se il nostro amico fosse tornato, perché non avrebbe dovuto dircelo?”

“Forse si tratta di un sosia.” ipotizzò Ludovica, poi il discorso cadde e i giovani rimasero un poco in silenzio.

Duccio, allora, sfiorò la mano della tredicenne e sottovoce le mormorò all’orecchio: “Non credi sia il momento di dirglielo?”

Ella annuì, poi disse ad alta voce: “Ragazzi devo dirvi una cosa. Ho il fidanzato.”

Il silenzio rimase, non per lo stupore della notizia, ma perché in fondo tutti lo avevano già capito.

“È Duccio.”

I commenti piovvero dal ma va?! al più cortese Complimenti. Fecero assieme un buon brindisi analcolico e poi proseguirono la serata, che tuttavia non si protrasse molto a lungo, essendoci il coprifuoco alle dieci e trenta.

 

L’articolo sulle corse di bighe clandestine aveva suscitato un vivo interesse nella popolazione: molti non erano preoccupati, bensì incuriositi, pertanto probabilmente avrebbe procurato dei nuovi scommettitori e forse anche dei corridori.

La sera del giorno seguente a questa notizia, ossia il diciotto dicembre, Albina andò a trovare Dora dopo cena: la sarta le aveva chiesto di aiutarla nel confezionare un paio d’abiti da uomo. Mentre camminava lungo la via Emilia, sentì qualcuno, dall’altro lato della strada, chiamarla per nome. Si voltò a vedere chi fosse e riconobbe Ruggero; si meravigliò del fatto che si ricordasse di lei. Il ragazzo le fece cenno con la mano di fermarsi, poi attraversò la strada e la raggiunse.

“Buonasera!” esordì con un sorriso a trentaquattro denti “Come mai se ne va da sola, passo a passo, per la città, a quest’ora?”

“Mi sto recando a far visita ad una mia amica.” spiegò Albina, con tono deciso e cordiale.

“La accompagno.” si offrì Ruggero “Mi assicurerò che lei giunga a destinazione sana e salva.”

Albina si incamminò dicendo: “Grazie, anche se non ce n’è bisogno, me la sono sempre cavata egregiamente da sola.”

“Non ne dubito, tuttavia, di questi tempi, nessuno dovrebbe uscire da solo, dopo il tramonto, quando le strade sono vuote.” ovviamente la stava seguendo “Con due omicidi in meno di un mese, chiunque cova la giusta dose di paura.”

“E se gli assassini fossero più di uno e ci assalissero entrambi?” celiò la ragazza.

“Sono disposto a correre il rischio: la scorto per onorare la mia amicizia con Gabriele.”

“O forse è lei l’omicida e vuole uccidermi.” scherzò sempre Albina.

“Impossibile!” si difese l’altro “Sono troppo pigro per commettere assassinii.”

La libraia tornò seria e chiese: “Sicuro che non sia un disturbo per lei? Non hai altri impegni?”

“Tranquilla, mi devo vedere più tardi con Giangiove.” consultò l’orologio da taschino “Ma ho ancora un quarto d’ora abbondante, per di più non è mai in orario, lui.”

Chiacchierarono un poco, ma con fatica: non conoscendosi, non sapevano bene cosa dirsi. Arrivati davanti alla boutique, si salutarono.  Ruggero si allontanò e presto sparì nel buio della sera invernale.

Albina bussò, immediatamente le venne aperto da Dora. Si salutarono, si abbracciarono, poi si misero subito al lavoro.

Mentre cucivano la bionda si lamentava: “Cara te! Questi due sono arrivati qua ieri e mi hanno detto che avevano bisogno di due abiti da sera, camicia e panciotto compresi, entro cinque giorni. Erano due intellettuali, ma di quelli piuttosto benestanti. Uno si lamentava dicendo all’altro: Ma perché vuoi che mi prenda un abito nuovo? Tanto non ci vengo a teatro. Il suo amico, invece, gli ribadiva che gli sarebbe almeno servito durante le festività. Era una coppia stranissima: uno tutto ben vestito, curato al massimo, pettinato, con basette e baffi a posto come se fosse appena uscito dal barbiere; l’altro, quello che si lamentava, aveva, sì, abiti di classe, effettivamente è un cliente abituale, ma li portava in modo disordinato, i bottoni nelle asole sbagliate, il nodo della cravatta lento, per non parlare poi della testa spettinata e della barba con ancora le briciole del giorno prima. Si teneva bene stretta in mano una bottiglia di non so quale liquore, quasi non mi ha rivolto la parola, rivolgeva solo lamentele all’amico, che cercava di fargli assumere un minimo contegno e di separarlo dall’alcolico. Che buffi!”

“Ti ricordi, per caso, come si chiamassero?”

“Basta guardare la prenotazione, comunque se non ricordo male devono essere Campanini il trasandato e Balletti l’altro. Li conosci?”

“Sì, Campanini l’ho visto alla cena della Società del Pito e lo conosco come poeta, nella mia libreria ho il volume di poesie che ha pubblicato, si chiama Nuovi Versi, contiene composizioni molto particolari e belle, non c’è che dire. L’altro invece l’ho visto una volta in un Caffè.”

“È vero che poeteggia, ora lo ricordo. Se non sbaglio sono entrambi professori, Campanini alla Regia Scuola Normale di Reggio, credo, invece l’altro mi sfugge, purtroppo. Una volta venivano sempre in tre in sartoria, ora non mi sovviene il nome del terzo, chissà che fine ha fatto.” andava ragionando Dora, presa dal lavoro e dai ricordi.

“Tipico degli uomini sparire.” borbottò Albina infilando un filo nella cruna di un ago.

“Il mio sesto senso” annunciò la bionda sorridendo “Mi dice che hai problemi con un uomo, deduco Gabriele, dimmi: che ha fatto?”

“Nulla. Semplicemente non si è più fatto vivo dopo l’uscita di sabato, dunque sono tre giorni che non si fa vedere e neppure mi ha inviato un biglietto.” la giovane non era triste, bensì offesa, sottolineò il proprio disappunto con il codice degli occhi, concordato con l’amica.

“Sarà stato impegnato…”

“Non credo. Inoltre prima mi scriveva una volta ogni due giorni… In realtà la colpa è mia.”

Dora la guardò interrogativa ed ella proseguì: “Quando mi aveva riaccompagnata a casa, aveva cercato di baciarmi, ma io gli ho chiuso la porta in faccia. Penso che se la sia avuta a male per questo. Forse si è offeso, forse non mi parlerà più.”

“Ma perché sei scappata? Lui ti piaceva…”

“Sì… No… forse?”

Era nervosa, dispiaciuta di non riuscire a spiegarsi, si stringeva e strofinava le mani in continuazione.

“Intendo: a me faceva piacere uscire con lui, però non ne sono innamorata. Non voglio che si faccia illusioni e un bacio sarebbe stata una promessa troppo grossa. Io non voglio che tra un paio di mesi mi chieda di sposarlo, non sono pronta e se accettassi sarebbe un accontentarsi… e poi siamo di due mondi completamente differenti, mi sentirei a disagio e…”

“Non ti pare di correre un po’ troppo?” la ammonì la sarta “Lo conosci da a malapena una ventina di giorni, dubito fortemente che lui stia pensando al matrimonio.”

Poi, come prevedendo il ribattere dell’amica, aggiunse: “Sì, lo so che i ricchi per certe cose sono avventati e pretendono di avere ciò che vogliono senza obiezioni, ma un minimo di buon senso lo hanno anche loro e, prima di chiedere la mano di una dama, aspettano almeno un anno; insomma la devono poi sopportare per il resto della vita, per cui vogliono essere tranquilli e certi di quel che fanno.”

Si interruppe un attimo per concentrarsi su una cucitura difficile, infine concluse: “Stai serena e rilassata, non ti preoccupare per quanto riguarda questa faccenda.”

Albina ci pensò un poco su, capì che l’amica aveva ragione, per cui le chiese: “Secondo te cosa dovrei fare adesso? Gli dovrei scrivere due righe per scusarmi…?”

“No, assolutamente no.” esclamò veementemente Dora “Ascoltami: tu, ora, comportati normalmente, vivi la tua vita tranquillamente, poi se ti capita di incontrarlo per caso, allora salutalo cortesemente e domandagli perché non si sia più fatto vedere, né sentire. Ricorda bene una cosa: con certi uomini non ammettere mai di aver sbagliato, né mostrare sensi di colpa, altrimenti se ne approfitteranno, chiaro?”

Albina annuì. Continuarono a lavorare fino a tarda notte, tanto che la libraia rimase lì a dormire, per non dover girare da sola per la città a quell’ora.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...