Natale

Peder Nadel: Melia

Era la Vigilia di Natale.

L’inverno era molto freddo quell’anno, non solo perfino le strade della città erano state invase dalla nave, ma pure l’umidità nell’aria era stata ghiacciata e alle finestre si potevano vedere glaciali ricami sui vetri.

Brosc si svegliò un po’ mal volentieri: dalla sera prima aveva avuto un’emicrania che gli aveva addirittura impedito di dormire. Aveva dapprima tentato di farselo passare con un buon brodo caldo di gallina, aglio e cipolla, corretto con mezzo bicchiere di vino, ma non era servito. Era allora andato a letto, sperando di trovare conforto sotto le coperte, riscaldate dalle braci dentro al prete, ma non era riuscito a chiudere occhio. Ogni tanto gli pareva di cadere in dormiveglia, ma subito ritornava completamente cosciente.

Quello stupido mal di testa non voleva lasciarlo in pace e, come se non bastasse, iniziava a sentire il naso intasato tanto da costringerlo a respirare con la bocca. La gola, pure, era indolenzita, ma decise di non darle importanze.

Insomma! Era la Vigilia di Natale, il giorno più importante dell’anno per lui, il giorno in cui aiutava Peder Nadel a consegnare i regali a tutti i bisognosi di Reggio Emilia e dintorni, in particolare a lui spettava le zone di montagna e collina.

Non avrebbe deluso Peder Nadel né tanto meno tutti i poveri che si affidavano a loro per passare un sereno Natale.

Niente lo avrebbe fermato.

Fece colazione con un po’ di pane del giorno prima, inzuppato nel lambrusco. Andò nella rimessa accanto alla propria casa e tutti i regali che gli erano stati affidati da Peder Nadel li caricò sul proprio carretto, dai cui fianchi pendevano fiaschi impagliati: erano la sua riserva di vino per la giornata.

Diede da mangiare al proprio asinello, lo aggiogò al biroccio e partì, direzione Appennino.

Si era stretto in un pesante cappotto e una sciarpa di lana gli avvolgeva il collo e gran parte del viso, un pesante cappello gli riparava orecchie e fronte così che alla fine si vedevano solo gli occhi.

Aveva un gran freddo, si sentiva gelare e batteva i denti, ma continuava senza sosta la propria missione.

Quando, a tarda sera, consegnò gli ultimi cesti di cibarie destinati a Quattro Castella, Brosc era scosso da brividi di freddo simili a spasmi. Non vedeva l’ora di raggiungere Peder Nadel e godersi una tazza di zabaglione davanti al camino acceso.

Era, però, esausto e si accasciò sul posto del cocchiere, mentre le briglia gli scivolarono dalle mani.

L’asino continuava ad andare al passo finché un gatto nono gli sfrecciò davanti tagliandogli la strada. Spaventato, il buio forse lo aveva confuso, il somaro iniziò a correre per i campi, senza più seguire la strada.

In una casa colonica nella campagna attorno a Quattro Castella, una resdora stava finendo di raccontare una fiaba ai suoi cinque figli, tutti stretti in un unico letto a due piazze.

Quando ebbe loro dato la buona notte, tornò nella sala da pranzo per sparecchiare la tavola della cena della Vigilia: non era rimasto nemmeno un tortello di zucca o un pezzetto di pesce.

Stava raccogliendo le posate quando scorse, fuori dalla finestra, la luce di una lanterna che si muoveva a grande velocità e senza una direzione precisa.

Incuriosita e un poco spaventata, la resdora si gettò addosso uno scialle e afferrò il mattarello, poi uscì dalla porta per scoprire che cosa si nascondesse nel buio della notte. Dopo aver aguzzato la vista, si rese conto che si trattativa di un carretto senza conducente. Si avvicinò e riuscì a placare l’asinello e a farlo fermare. Osservò meglio e si accorse dell’uomo che giaceva svenuto.

Preoccupata, condusse il carretto fino alla propria abitazione e lasciò l’animale nella stalla, poi sollevò l’uomo e lo portò dentro casa: lei era forzuta grazie al lavoro nei campi e lo sconosciuto era piuttosto magro, quindi non fece fatica.

Una volta davanti al camino acceso, la donna appoggiò una mano sulla fronte dello svenuto e non ebbe dubbi: la febbre era molto alta!

Ammucchiò un po’ di paglia e gli gettò sopra un telo per fare un giaciglio su cui far riposare l’uomo e lo coprì con un paio di coperte.

Dopo alcune ore Brosc si destò e fu certo stupito di trovarsi in una casa sconosciuta e di vedere un’estranea che armeggiava vicino ad un paio di pentolini appesi sopra la fiamma del camino.

“Ah, si è svegliato, meno male! Non abbia paura, mi chiamo Melia e sono una contadina. L’ho trovata svenuto sul suo calessino e ho pensato avesse bisogno d’aiuto. Il medico più vicino è ad un’ora da qui e non ho potuto farlo chiamare, bisognerà aspettare domattina. Per il momento si dovrà accontentare dei miei rimedi, spero non le dispiaccia.”

“No, no, anzi, le sono grato, signora.” rispose Brosc, riprendendosi dalla sorpresa.

“I miei vicini ritengono le mie cure efficaci, vengono anche dai paesini circostanti.”

“Davvero?” chiese l’uomo con voce nasale e poi domandò un fazzoletto.

Melia gliene allungò uno e rispose: “Certamente, conosco molto bene le erbe e le loro qualità, mi occupo poi anche di segnature, togliere il malocchio e così via. Ecco, beva questo, la aiuterà.”

Brosc prese la tazza fumante che la donna gli porgeva e, prima ancora di berne un sorso, domandò: “Che cos’è?”

“Latte caldo, miele e cognac: un toccasana per tutto. Dà sollievo alla gola e libera i polmoni. Piuttosto, mi dica, che cosa ci faceva fuori, da solo, la notte della Vigilia di Natale?”

L’uomo bevve un lungo sorso e prese tempo: poteva raccontare la verità?

Decise di sì, quindi spiegò di cosa si occupavano lui e Peder Nadel.

“Siete davvero due gran brave persone!” si congratulò Melia con grande ammirazione “Ma lei già era raffreddato, è impossibile che questo febbrone le sia salito d’improvviso.”

“Eh, lo so.” sospirò Brosc “Devo essermi ammalato nei giorni scorsi, mentre aiutavo a spalare la neve dalle strade di Reggio. Purtroppo ci siamo solo io e Peder Nadel ad occuparci delle consegne, non posso farmi fermare da un’influenza, altrimenti molte persone rimarrebbero a mani vuote!”

“Siete solo in due?!” si stupì Melia che, dopo aver riflettuto rapidamente, disse: “Intanto si riposi pure qui e rimanga finché non si sarà ripreso. Mi racconterà con calma di questa vostra attività. Mi piacerebbe molto aiutarvi e, ne stia certo, dall’anno prossimo avrete un’aiutante in più per portare gioia e speranza.”

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