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La Mussina

LA MUSSINA

 

I miei piedi scivolano tra la fanghiglia, la terra si secca sulla pelle. Afferra le mie caviglie; non le sento più, si confondono nella melma. Sollevo a fatica le gambe appesantite per avanzare: devo uscire da qui!

Non vedo quasi nulla, solo le frasche più vicine. I tronchi sono più grandi di prima? Sembrano colonne e si avvicinano, i rami si stringono e intrecciano, un abbraccio che mi soffoca.

Spine mi graffiano: spuntano sulle fronde, quando allungo le mani per scostarle.

Un passo indietro e sbatto la schiena contro un albero. Ho le narici invase dall’odore di muschio. Mi rannicchio tra gli alberi sempre più stretti attorno a me. La corteccia mi accarezza le guance, un filo di sangue caldo scivola sul collo.

Le chiome si stagliano sempre più in alto. Oh no, il fango mi è arrivato alle ginocchia! No, no, basta! I tronchi collassano, è la fine! …

Che è successo? Non vedo nulla ma c’è afa. L’aria si ferma in gola e non scende ai polmoni.

Una piccola luce fredda brilla in lontananza. Una stella?

Trema e si distorce, s’avvicina e si espande. Dal nucleo si allungano due protuberanze in basso, due in alto laterali, un bozzo spunta in cima … Un bambino? Un neonato … etereo, luminoso.

Il sudore congela sulla mia pelle. Il fiato si condensa, uscendo rapido dalle mie narici frenetiche.

La creatura si avvicina, grida, strepita. Lo stridore mi sfonda i timpani ed entra nel mio cervello, rimbalzando da un lato all’altro della scatola cranica, frantumando ogni pensiero.

Tutto il corpo mi è scosso dall’urlo: le braccia si agitano, il petto cerca di trattenere un vortice indomabile. Scende alle gambe, le ginocchia cedono. Allungo le mani per non sbattere la faccia a terra. Basta, voglio che tutto questo finisca!

La mia testa è afferrata da gelide dita giganti, solleva il mio volto. Non oso aprire gli occhi.

Un fiato soffia brina su di me, irrigidendo i miei muscoli.

“Guardami.”

Non voglio. Le mie palpebre, però, non riescono a resistere a quest’ordine.

Una donna enorme mi sta stringendo fra le mani. Non riesco a distinguere i tratti del suo volto, velato di pizzo nero.

Che cosa vuole? Le mie labbra tremano troppo per riuscire a domandarlo.

“Vieni. Vieni da me. Scendi nella mia tana.”

Il vento turbina, mi schiaffeggia. Sollevo lo sguardo per chiedere aiuto. Una folata agita il velo nero, sto per vederla, sto …

 

La giovane si svegliò di colpo. Scattò a sedere sul letto, ansimava. Gli scuri capelli arruffati le coprivano il viso; strinse il materasso fino a far impallidire le dita. Sollevò leggermente il capo e si guardò attorno per la stanza illuminata da qualche raggio di sole che passava dagli scuri accostati.

Era in camera sua, al sicuro.

Il respiro si calmò e anche il battito del cuore smise di martellarle il petto. Raccolse le lenzuola da terra e si asciugò la fronte, prima di abbandonarle in fondo al letto.

Afferrò il cellulare sul comodino: la sveglia aveva suonato a vuoto fino allo sfinimento. Aveva dormito per oltre dodici ore ma era più stanca che la sera prima. Non poteva continuare così.

Lo schermo le segnalava un messaggio: Buongiorno. Era Iader.

Rincuorata, un sorriso le mosse le labbra. Lo chiamò. Uno squillo, due …

“Pronto! Svegliata tardi, Neude? Sei riuscita a riposare questa notte?”

“No. È già la quarta consecutiva che gli incubi mi risucchiano ogni energia. Ho occhiaie nere e sono pallida come un cencio: scommetto che, se chiudo le palpebre, sembro un teschio.”

“Scommetto che stai esagerando. Vengo subito e porto la colazione.”

 

Neude si sentiva più tranquilla, ora che il ragazzo era accanto a lei. Seduti sul divano, lei aveva adagiato la testa sulle ginocchia dell’altro e, alzando le mani per giocherellare coi suoi ricci biondi, gli raccontò degli incubi.

“È sempre la stessa figura che ti appare?”

“Sì e no. Mi trovo sempre nel bosco che mi soffoca, ogni volta appaiono spiriti diversi ma alla fine c’è sempre la stessa donna velata. Vuole la mia attenzione e che l’ascolti, la sua voce è ipnotica.”

“Ti parla?” chiese Iader, sgranando gli occhi verdi.

“Mi chiama e basta. Anzi, questa volta è stata più specifica: vuole che vada nella sua tana.”

“Tana? Credevo fosse una donna, non un coniglio.” replicò lui per sdrammatizzare.

Neude gli diede una manata sul petto per richiamarlo all’ordine: “Tana! Capisci? La sua Tana.”

“Non ti seguo.”

“La Mussina!” esclamò la giovane, mettendosi a sedere.

“Eh?” poi Iader si ricordò “Ah, la camporella della settimana scorsa.”

“Esatto, nel bosco presso la Tana della Mussina.” sottolineò Neude.

Il suo entusiasmo si smorzò di colpo: aveva capito che cosa la tormentava ma, se aveva ragione, come avrebbe potuto liberarsi di uno spettro?

Si soffermò a riflettere e farfugliò: “Dev’essere successo qualcosa l’altra sera. Forse abbiamo risvegliato qualcosa.”

“Ma no, è più semplice.” la rassicurò l’amato, abbracciandola da dietro e appoggiando il proprio mento sulla sua spalla “Il bosco di notte, il castello in rovina, le leggende … ti sei impressionata e hai iniziato a fare brutti sogni, nulla di più. Ti avevo detto di scegliere un posto meno inquietante.”

“No, non può essere.” si offese la giovane per qualche momento.

Si alzò in piedi e prese a camminare avanti e indietro, cercando di depennare il sovrannaturale dalle ipotesi ma senza riuscire a trovare pace: “Beh, sì sarebbe più plausibile, però … Ci sono stata molte volte e non ho mai avuto incubi. Inoltre, perché sono ogni giorno più sfinita?!”

“Mi pari invece piuttosto veemente.” le fece osservare lui, prendendole le mani e facendo un cenno col capo per invitarla a rimettersi a sedere.

“Non scherzare.” si imbronciò Neude, accomodandosi “Sei un pessimo osservatore se non lo hai notato.”

“Sei indaffarata con lo studio, niente di strano. E per me sei sempre stupenda.”

Iader baciò con delicatezza la giovane che si rilassò tra le sue braccia.

Avvolta in quel calore non pensava a nulla, inebriata dalla serenità.

Un brivido lungo la schiena e una scossa gelida attraverso la fronte.

Neude si allontanò di scatto e propose: “Andiamo da Vainer!”

“L’avvinazzato? Perché? Tutta Borzano sa che è un pazzo ubriacone.”

“Conosce tutte le leggende sulla Mussina, potrebbe aiutarci a capire … forse è già successo qualcosa del genere.”

Iader sospirò e scosse la testa, poi le sorrise e, accondiscendente, accettò: “Se può aiutarti a stare più tranquilla, va bene.”

Raggiunsero l’Osteria del Balletti nella cui veranda era effettuato il servizio bar e varie persone si trovavano a chiacchierare e giocare a carte.

Vainer, bicchiere in una mano e bottiglia nell’altra, era a un tavolo con altri uomini di mezz’età che commentavano notizie sportive.

I due giovani gli si avvicinarono; Iader provò a suggerire di non disturbarlo ma Neude non volle desistere e con poche parole riuscì a convincere l’uomo ad allontanarsi qualche minuto dagli amici per ascoltarla.

“Non sono abituato ad essere richiesto dalle giovinette.” scherzò Vainer, riempiendosi il bicchiere “Sei la figlia di Ivo, vero? Dimmi tutto.”

“Beh, ecco …” tentennò la ragazza che ora si sentiva un po’ stupida “So che sei il miglior esperto di leggende sulla Tana della Mussina e quindi …”

La bottiglia fu appoggiata bruscamente sul tavolo, interrompendo la frase.

Vainer squadrò gli interlocutori e, aggrottate le sopracciglia, la corresse: “Tana del diavolo, porta dell’inferno, così dovrebbero chiamare quel posto. State lontani da lì.”

“È troppo tardi.” spiegò Neude e riferì brevemente gli incubi.

Ascoltandola, le mani dell’uomo tremarono sempre più e lui si lasciò sfuggire un grido, quando sentì la descrizione della donna velata. Bevve lunghi sorsi, i suoi occhi scuri erano un campo di battaglia per la paura e l’ira.

“È lei, è la Mussina!” ringhiò Vainer e sputò a terra.

“Ne è certo?” lo incalzò la giovane.

“Sì, è così che appare nella sua forma vera, ma molti sono gli aspetti che può assumere. Il neonato di stanotte era suo figlio: lo ha ucciso appena nato per far soffrire il castellano che la rifiutò e poi sgozzò pure lui. Offrì il loro sangue ad Astarot per ottenere poteri magici e poi si gettò dalla torre per diventare lei stessa uno spettro così da poter perseguitare le donne innamorate. Odia l’amore felice, perché lei non è riuscita ad averlo e fa di tutto per distruggere quello altrui. La sai la storia di Isotta? La Mussina si presentò come guerriera e la salvò da Ramorra, solo per trascinarla nella sua Tana e farla sparire per sempre, lasciando il povero Lippo, che la amava, a soffrire per il resto dei suoi giorni.”

Neude ascoltava confusa.

Iader le passò il braccio attorno alle spalle, la strinse a sé e disse: “Abbiamo sentito abbastanza. Non farti impressionare di più.”

“No! Deve stare attenta!” intimò Vainer “Non devi tornare nel bosco, devi scacciare quei sogni, ignora la voce. Ti chiamerà nel bosco, ci andrai contro la tua volontà … Tu! Tu!” strepitò, indicando il ragazzo “Stai con lei, tienila stretta e non farla entrare nella luce … la luce, la luce …!”

Gli occhi dell’uomo ruotarono verso l’alto, si alzò in piedi e agitò le braccia per aria.

“… torna indietro! … Iones! Iones non andare! …”

Si voltò di scatto e afferrò per i baveri Iader e gli ringhiò: “Perché l’hai fatta andare?! Dov’eri? Dove?!”

“Si calmi, si calmi.” si intromise Neude, cercando di separarli.

Vainer strabuzzò gli occhi, si guardò attorno smarrito. Si lasciò cadere sulla sedia, si portò una mano rigida e tentennante alla fronte. Le labbra tremavano e sussurrò: “Iones era così dolce e gentile. Era felice con il suo moroso e la Mussina l’ha chiamata a sé e l’ha trascinata nella luce. La seguii nel bosco, cercai di trattenerla ma gli spiriti mi scacciarono.”

“Chi è Iones?” domandò Neude.

“Era mia sorella. Gli incubi, l’indebolimento, il richiamo … è lo stesso che accadde anche a lei. Vattene da qui, stai lontana dalla Mussina.”

I due innamorati tornarono a casa della ragazza. Erano rimasti in silenzio per tutto il tempo del rientro, ognuno aveva pensato al da farsi.

“Dobbiamo tornare alla Tana. Voglio saperne di più.” annunciò Neude nel mezzo della cena.

“Non ci sarà nulla. Vainer era ubriaco: lo hai visto anche tu.”

“Eppure … a me sembra così reale. Tu non puoi capire l’angoscia in quei sogni … e anche di giorno ho visto ombre, la voce mi sussurra …”

“Allora perché vuoi andarci?!” la sgridò Iader, spazientito.

“Perché …” la forza nella voce di Neude scemò.

Trattenne le lacrime, quando con la flebile voce spiegò: “Perché voglio capire. Non posso restare qui ad aspettare che accada qualcosa. Se vado là, forse capirò qualcosa, trovare una soluzione.”

“Se sei così spaventata, allontanati. Vieni da me.”

Iader, vedendola sconsolata e incapace di decidere, aggiunse: “Resto io a dormire qui?”

Neude annuì e lo abbracciò, ringraziandolo per la premura.

 

I due giovani dormivano abbracciati. Iader stringeva la ragazza al proprio petto.

Neude fu scossa da spasmi, i suoi muscoli si contraevano e rilassavano facendo contorcere il suo corpo. Dalla bocca uscivano deboli lamenti, No scongiurati.

Tutto il corpo si irrigidì. La donna si alzò e cominciò ad avanzare verso la porta. Trascinava i piedi, graffiando il parquet; le palpebre erano sollevate ma gli occhi erano rovesciati e solo il bianco era visibile.

Iader si svegliò d’improvviso, sentendo l’assenza della ragazza. Una folata di vento smosse i suoi ricci. Si voltò per cercare una finestra aperta e invece si accorse della porta spalancata.

Capì al volo. Infilandosi le scarpe, si precipitò fuori: doveva fermare Neude.

Non la vedeva da nessuna parte sulla strada ma sapeva dove trovarla. Cominciò a correre: i piedi battevano l’asfalto a ritmo frenetico, la regolarità del fiato resisteva.

Raggiunse il bosco che circondava il castello, si gettò tra i tronchi.

Una luce azzurra in lontananza. Là! Ecco la meta.

Dov’era Neude? Non la vedeva. Era troppo tardi? No, non lo poteva accettare.

La Mussina non avrebbe preso anche lei.

“Neude! Neude!”

Il suo urlo disperato mise in fuga gufi e roditori, sorpresi e spaventati nel loro quotidiano.

Era andato a passo spedito verso la Tana. La grotta non era più un buco nero che affondava nella terra ma una luce fredda e argentata scaturiva dalla cavità, irradiando nei dintorni. Tra gli spettri e scheletri degli alberi, la sagoma nera della giovane era ferma in piedi.

Non era lontana, l’avrebbe raggiunta con poche falcate. Poteva farcela, era in tempo sottrarla al fantasma.

Ecco, pochi passi ancora. Allungò la mano, stava per afferrarle la spalla.

Un muro di gelo si frappose e lo costrinse ad indietreggiare. Il freddo si condensò in alcune figure umane: alcuni uomini e numerose donne.

Iader li fissò con la mandibola tremante. Guardò verso la Tana e da essa emerse la donna velata che allungò il braccio per invitare la ragazza a raggiungerla.

Iader cercò di balzare in avanti ma gli spiriti si strinsero attorno a lui, lo graffiavano e mordevano, spingendolo all’indietro. Puntò i piedi per resistere ma un peso sul petto vanificava il suo slancio.

Cercò con lo sguardo l’innamorata: aveva già mosso qualche passo verso la grotta.

Il giovane urlò. Un grido cupo e prolungato che increspò l’aria. Gli spiriti furono trafitti dal suono e si stracciarono come figure di carta strappate da grosse mani, i brandelli caddero a terra, tramutandosi in brina.

Iader corse. Afferrò il polso di Neude, la scosse e la chiamò disperatamente.

Mussina piombò sulla coppia, ordinando: “Lasciala! Lei appartiene alla luce!”

Vorticò attorno a loro, sollevando un gran vento. Le folate sferzavano i volti, strappavano le vesti, nel vano tentativo di separarli.

Iader non voleva lasciare andare la ragazza, strinse le dita attorno ai suoi avambracci.

Neude era ancora incosciente.

Mussina imperversava e ogni agitazione dello spirito faceva cadere piccole punte ghiacciate sui loro corpi. Forse non c’era modo per fermarla.

Iader allungò il collo, adagiò le labbra su quelle di Neude, la baciò, trasmettendole il suo calore.

La giovane aprì gli occhi, sussurrò: “Amore …”

Tremò per il freddo e tornò consapevole del mondo attorno a lei; domandò: “Che succede?”

“La Mussina! Ti vuole prendere … Corri, scappiamo!”

Neude si accorse dello spettro che li sovrastava, stinse la mano dell’amato e lo seguì nella corsa disperata tra gli alberi, mentre gelidi lacci di nebbia luminosa li inseguivano, tentando di stringersi attorno ai loro corpi per farli cadere.

Lo slancio di Iader bastava per entrambi, presto emersero dal bosco e raggiunsero la torre del castello. Si guardarono indietro: nessuna luce inquietante, tutto appariva normale.

Neude era ancora sconvolta, si fermò per riprendere fiato e calmare il cuore che pulsava così veloce che quasi i battiti si sovrapponevano.

Il giovane la cinse con le braccia e la strinse a sé per proteggerla, contento di averla con sé e deciso a non lasciarla mai più.

La ragazza si guardò il pigiama, le mani tremanti: aveva vaghi ricordi di un sogno, non capiva. L’unica cosa per lei certa era che Iader l’aveva salvata.

Spostò lo sguardo sul volto amato, gli sorrise. Schiuse le labbra per ringraziarlo ma lui la zittì con dolcezza e la baciò.

Neude si abbandonò a quel bacio, gran sollievo dopo tanta paura. Sentiva l’ansia che l’abbandonava assieme al timore, la frenesia … la speranza, la vivacità. La poca forza che era rimasta nel suo corpo se ne stava andando. L’energia risaliva lungo il suo corpo fino alla bocca ed era risucchiata via.

Un fremito la scosse, l’istinto di sopravvivenza. Tentò di divincolarsi, ma Iader la teneva saldamente stretta e lei era ormai troppo debole.

Che cosa stava accadendo? Lui l’aveva salvata ma ora …

Uno dopo l’altro tutti i pensieri di Neude si spensero come fiammelle di candele, private di ossigeno.

Quando ebbe assorbito ogni rimasuglio di energia, Iader lasciò cadere il corpo della giovane a terra. Mosse qualche passo verso il bosco ma ne restò lontano e gridò: “Visto, Mussina?! Questa non l’hai salvata. Ogni tanto puoi crogiolarti di qualche vittoria come per Iones ma il tuo nome è maledetto, ormai. La gente ti teme, non immagina che cerchi di portare in salvo nel tuo mondo le mie vittime.”

Indicò il cadavere di Neude e proseguì: “Questa ragazza sarà considerata l’ennesima uccisa da te. Ti odieranno e io … io potrò continuare a nutrirmi di energie fresche. Ostinati pure a cercare di ostacolarmi, se vuoi, ma hai perso e perderai in eterno.”

Iader sghignazzò, orgoglioso. Sollevo il lembo di uno dei veli che separano le dimensioni e tornò nel proprio rifugio infernale.

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