Sotto gli occhi del Crostolo

Sotto gli Occhi del Crostolo: Il Grande Astro e l’Agente del Re

CAPITOLO 20: Il Grande Astro e l’Agente del Re

 

Erano le nove e mezza di mattina, il Direttore Silvestro sedeva nel proprio studio, aveva appena finito di controllare la posta e ora stringeva una penna in mano; pensava e, di tanto in tanto, scriveva qualcosa sul foglio che aveva davanti. Appoggiata sulla scrivania c’era una tazza di tè da cui sorseggiava, mentr’era assorto nei suoi ragionamenti.

Un domestico bussò alla porta ed annunciò la visita di Giangiove. Il Direttore ordinò di farlo accomodare in salotto e di informarlo che lo avrebbe raggiunto immediatamente.

Quando il maggiordomo fu uscito, l’uomo sistemò in fretta carte ed inchiostro, aprì lo scompartimento segreto a sinistra da cui  prese alcuni fogli; lasciò la scrivania, impugnò il bastone da passeggio e raggiunse il soggiorno.

L’ingegnere pareva più teso del solito e lo attendeva in piedi. Silvestro congedò e diede ordine alla servitù di non disturbare, se non in caso di estrema necessità, poi chiuse a chiave le porte della stanza; per ultimo, si volse verso Giangiove che fece una piccola riverenza e salutò: “Buon giorno, Serenissimo Grande Astro.”

Fu sbrigativo, voce nervosa; aveva pronunciato una frase rituale necessaria ma, in realtà, aveva fretta di arrivare alla vera questione, evitando le formalità.

Silvestro, col solito contegno, ricambiò il saluto e sedette in poltrona. Aolo allora l’ingegnere si accomodò su un divanetto.

“Scusa se salto il cerimoniale, ma siamo nei guai!” esordì con voce rotta e bocca priva di salivazione per la preoccupazione.

“Cos’è successo?” domandò imperioso il padrone di casa, celando lo stupore di vedere il Sorvegliante dei Sublimi Maestri Perfetti così turbato.

“Oggi, nel controllare le missive …”

Giangiove aveva il compito di leggere tutte le lettere inviate ai vertici dell’affiliazione.

“Ne ho trovata una che non ti farà certo piacere. È firmata da un certo Patroclo. Lo conosci?”

“No, il nome non mi dice nulla.”

Il Grande Astro ancora non sembrava allarmato da quanto gli veniva detto.

“Non è uno dei nostri adepti” spiegò l’ingegnere con fretta nervosa “Tuttavia, sa di noi, anzi conosce più di quanto sia possibile agli altri. Sa dei contatti con Minghetti!”

“Che cosa?!” esclamò meravigliato e preoccupato Silvestro, con un rapido scatto in avanti della schiena.

“Sì, sì. Dice che sa che sei stato tu ad uccidere Sassi e don Ronzoni…”

“Ah, ma allora non sa tutto” parve rasserenarsi un poco l’uomo “Il prete l’hai fatto fuori tu… Che altro ha scoperto?”

“Che tu hai in gran segreto contatti con Minghetti e altri del suo partito, Sassi l’ha scoperto, tu hai falsificato delle sue dichiarazioni per ottenere la sua condanna a morte da parte degli altri Maestri Eletti. Don Ronzoni, per la sua religiosità, non era d’accordo (diamine, pure questo è vero!) e, preso dal rimorso, ha dato qualche indizio per farti scoprire e quindi lo hai ucciso.”

Pronunciò tutto d’un fiato, Giangiove, quasi senza staccare una parola dall’altra, il che era insolito per lui, abituato a parlare lentamente e con molte inutili pause.

“L’unica cosa che non ha capito è che tu mi hai messo al corrente di tutto già da tempo.”

“C’è altro?”

Silvestro aveva mantenuto la calma, sapeva che farsi prendere dal panico avrebbe solo peggiorato la situazione: aveva bisogno della mente lucida per escogitare un piano.

“No.” ma subito si corresse: “Anzi sì, una sola cosa: questo Patroclo sostiene che Albina sia presso di lui. Ha lasciato un recapito dove trovarli.”

Silvestro sussultò, strinse le mani a pugno, fu percorso da un fremito di ira: come aveva osato quell’uomo sfidarlo a tal punto?

Chi poteva aver avuto l’ardire di sottrargli la sua cuginetta?

Poteva tollerare molti affronti e vendicarsi con fredda calma ma non in questo caso. Questa volta era davvero infuriato.

E perché i suoi sgherri non lo avevano avvisato che Albina era stata rapita?

Dopo qualche ragionamento dedusse: “Io sono certo che questo Patroclo sia il giovane che ha dato fastidio ad Evaristo qualche sera fa. Io ti avevo fatto leggere la descrizione nella lettera che mi ha fatto recapitare, vero?”

“Sì.” confermò Giangiove “Hai detto che hai visto uno che gli somigliava nella libreria di tua cugina il giorno dopo. L’avevi fatto poi pedinare, se non mi sbaglio.”

“Esatto.” rispose glaciale il Grande Astro “Il Compagnone a cui avevo affidato l’incarico, l’ha sorpreso uscire dalla caserma del centocinquantesimo artiglieria.”

“E questo non è bene.”

Silvestro si alzò in piedi e disse all’altro: “Seguimi, andiamo nell’appartamento di mia cugina e vediamo se davvero non c’è. Intanto, pensiamo a cosa fare con questo seccatore. Non dice cosa vuole in cambio del suo silenzio?”

“No, purtroppo.”

Uscirono a passo svelto. Silvestro era furioso, ma non preoccupato; inoltre, riusciva a ragionare perfettamente, pur se scosso dall’ira.

Giunsero in pochi minuti sotto l’arco di via Toschi, si affrettarono ad entrare nell’appartamento e non trovarono segni  di lotta: dunque, Albina aveva seguito di propria volontà quel Patroclo.

In compenso, trovarono legati ed imbavagliati gli Apprendenti che erano di guardia il giorno prima. Li liberarono e pretesero spiegazioni. Il racconto fu breve e conciso: cinque uomini mascherati li avevano sorpresi uno per volta, dopo di che avevano sfondato la porta di quella casa, erano usciti con la giovane e li avevano abbandonati lì.

“In casa vi erano anche altri due gentiluomini che, però, sono stati lasciati in pace e sono andati via per proprio conto, o così mi è parso.” aggiunse, infine, l’uomo che stava facendo il resoconto, l’unico col grado di Compagnone.

Giangiove, pur senza incrinare l’espressione del volto, sbiancò e domandò: “Grande Astro avete idea chi potessero essere?”

Se in privato il Sorvegliante aveva il permesso di dare del tu a Silvestro, così non era in pubblico, per giunta davanti ad altri adepti.

“Sono i tuoi amici, Balletti e Campanini” replicò quasi con disprezzo “Avevo detto loro di venire a scambiare qualche parola con Albina per non farla annoiare.”

Fremette e per un attimo lasciò che la sua limpida voce fosse macchiata d’ira: “Diamine! Sono coinvolti pure loro?!”

“Non credo, Serenissimo” intervenne il Compagnone “Quando i manigoldi hanno fatto irruzione i due galantuomini hanno sguainato le spade per difendere la ragazza. È stata quella a dir loro di rinfoderarle.”

“Quei due hanno scoperto di noi? I furfanti hanno loro parlato dei Sublimi Maestri Perfetti?” il tono era aspro per celare la preoccupazione.

“No” rispose l’uomo “Almeno per quanto mi è stato possibile origliare, Serenissimo. Hanno solo loro detto che quella non si voleva sposare e nient’altro.”

“Speriamo, speriamo…” disse pensieroso Silvestro, poi ordinò: “Andate! Tornate a casa: ora ce ne occuperemo noi grandissime luci. Andate.”

I sette uomini uscirono, baciando ognuno la mano del Sorvegliante e il lembo del tabarro del Grande Astro.

Una volta soli Giangiove domandò preoccupato, ma riponendo grande fiducia nell’altro: “Cosa facciamo adesso? Credi che davvero Naborre e Andrea non sappiano nulla dei Perfetti o della Massoneria?”

“Non lo so” rispose seccamente l’altro “Questo lo verificheremo dopo e decideremo che provvedimenti prendere, forse possiamo riuscire ad affiliarli. Il problema principale, ora, è capire che cosa vuole questo Patroclo e stabilire se sia più comodo ucciderlo oppure cedere a qualche sua richiesta per tenercelo buono.”

“Come dici sempre tu: gli elementi destabilizzanti vanno eliminati. Costui è decisamente destabilizzante.” affermò risoluto l’altro.

“Questo è vero, ma dimentichi una cosa importante: uno che ci sfida così apertamente o è molto stupido, oppure ha qualcosa di grosso alle spalle che lo protegge.”

“Ad esempio?” si stupì Giangiove.

“Un’altra Società Segreta, un nobile invidioso, lo Stato…” Silvestro espose la faccenda con la tipica flemma di cui era tornato padrone.

“Quindi il tuo piano è di raggiungerlo e sentire cosa vuole?”

Il Sorvegliante era stupito dalla poca aggressività di Silvestro.

“Esattamente.” rispose l’altro con calma, poi, con un sogghigno, aggiunse: “Ovviamente si va armati.”

Giangiove sorrise, finalmente riconosceva il Grande Astro.

Proprio in quel momento entrò, di corsa e preoccupato, Gabriele che si guardò intorno sconcertato, vide i due uomini e chiese cosa fosse accaduto; lasciò cadere a terra il mazzo di fiori che aveva in mano, nel sentire pronunciare le parole: “Albina è stata rapita.”

“Come? Non è possibile! Quando…?” farfugliava sconvolto e adirato.

“Un nemico dei Sublimi Maestri Perfetti l’ha presa ieri sera e l’ha portata via per poterci ricattare e mettere in difficoltà, ma non temere. Ora io e Giangiove ci occuperemo della faccenda: sappiamo dove si trova.”

Era scioccante la naturalezza con cui mentiva.

Gabriele, tuttavia, non pareva affatto rassicurato e propose: “Chiamiamo i Carabinieri!”

“Sei pazzo?!” lo rimproverò Giangiove “Rischiamo di essere scoperti!”

“Ma il Colonnello Bini…” tentò di replicare il ventiseienne.

“Non può far tanto” tagliò corto il Grande Astro “Non sappiamo neppure chi sia il nostro nemico.” poi ordinò imperioso: “Tu resta qui. Ti faremo presto avere notizie di quanto accade.”

“È fuori discussione!” protestò Gabriele.

“Osi contraddirmi?” chiese calmo ma terribile Silvestro.

Il potere non ha bisogno di alzare la voce…

“No, certo che no, Serenissimo” si scusò intimorito l’altro, poi si fece un poco coraggio: “Tuttavia voglio venire con voi. Albina sarà mia moglie e voglio esserci anch’io a salvarla.”

“E sia.” acconsentì sbrigativamente Silvestro che non aveva voglia di discutere, poi aggiunse con autorevolezza: “Ci troviamo tra mezz’ora davanti a casa mia, giusto il tempo di prendere fioretto, pugnale e revolver e di far preparare la mia carrozza. Mi raccomando: massima segretezza.”

Entrambi gli adepti annuirono, poi tutti e tre uscirono dall’abitazione e si divisero.

Silvestro, dopo aver visto l’indirizzo lasciato da Patroclo, presto ricordò che era il medesimo della casa di campagna in cui Albina aveva passato le vacanze di Natale, quella della sua amica… Come si chiamava?

Ah, giusto, Dora! Un momento…

Accidenti! No! Dora era la sarta, quella che aveva fatto andare dalla cugina qualche giorno prima…

Diamine, diamine, diamine! Perché non se lo era ricordato prima?

Albina aveva sicuramente trovato un modo per comunicare con la sarta e così aveva spifferato tutto ai suoi amici. Si poteva solo sperare che si trattasse unicamente di stupidi ed innocui ragazzini e che non ci fosse nessun altro dietro alla questione.

 

All’una, la carrozza dei Sublimi Maestri Perfetti arrivò presso la casa di campagna di Dora. Teneva le redini e conduceva il cocchio Giangiove, poiché non si voleva che altri sapessero di quell’incontro. Il veicolo si arrestò nel cortile che era vuoto: non vi era nessun’altro. Gabriele propose di bussare, ma Giangiove gli ridacchiò in faccia, estrasse il revolver e sparò un paio di colpi in aria prima di decretare: “Ora si saranno accorti di noi.”

Dopo, ricaricò l’arma e infine si accese un sigaro.

Rimasero in piedi a qualche metro dalla carrozza: Silvestro era al centro, il Sorvegliante stava alla sua destra, il neofita alla sinistra. Attesero pochissimo: non passarono più di due minuti che l’uscio della dimora si aprì e fece capolino nel piazzale Patroclo, seguito poco dietro da Albina. Gabriele ebbe un moto interiore, cercò di scattare in avanti, verso l’amata, però Silvestro lo trattenne con un gesto della mano e gli impose il silenzio.

Il Grande Astro avanzò di un paio di passi e con calma, questa volta macchiata da arroganza, esordì: “Buonasera. Oh, Albina cara, ora capisco perché ti sei lasciata rapire: hai assecondato i desideri di un tuo amico.”

Aveva infatti riconosciuto il giovane che aveva visto in libreria con Duccio e che gli era stato descritto da Evaristo, quando lo aveva avvisato che c’era chi stava portando avanti vere indagini circa l’omicidio del Sassi. Dunque, vedendo i propri sospetti confermati, si disse che, ancora una volta, aveva avuto l’intuizione esatta.

“Te lo avevo detto, io” continuò “Che stavi frequentando personaggi poco di buono che ti avrebbero messa nei pasticci e infatti…” con un ampio movimento del braccio, col palmo della mano indicò il piazzale che li separava “Come volevasi dimostrare.” concluse mostrando un sorrisetto a metà tra il divertito e lo schernente.

In realtà, non era così tranquillo come voleva sembrare, ma sapeva che solo mostrandosi assai sicuro avrebbe intimorito il nemico e limitato le sue richieste. Aspettò dunque che Patroclo prendesse parola.

Il giovane subito disse meccanicamente: “Silvestro Bellerio, sei reo di essere a capo di una Società Sgreta non riconosciuta dal Regno d’Italia. Pena per tale reato è la morte.”

“Morte? Che antiquati!” dileggiò l’uomo “Non avete letto Beccaria, Dei Delitti e delle Pene?”

“Non sono io a fare le leggi, ma il Re. L’associazione illegale è ritenuta una congiura contro la corona.” sentenziò Patroclo senza fare una piega, come ripetendo un copione a memoria “Tu e tutti i seguaci dei Sublimi Maestri Perfetti siete banditi, siete colpevoli di cospirazione e di sovversione. Innanzitutto, dichiaro te e i tuoi due compari in arresto.”

Giangiove ed Gabriele si irrigidirono spaventati, ma il Grande Astro mantenne la calma e chiese: “Ne hai la facoltà?”

“Sì.” fu la ferma risposta “Io sono un agente dei Servizi Segreti di Sua Maestà e mi è stato affidato il compito di occuparmi di voi.”

I due adepti trasalirono e si sentirono oramai spacciati. Silvestro deglutì per la tensione, ma non mostrò segni di cedimento e, simulando tranquillità e alterità, affermò: “Impressionante, tuttavia non mi pare tu sia in grado di fare molto, da solo.”

“Non sono solo. Ci sono altri uomini armati, qui vicino, pronti ad intervenire.” ovviamente, si stava riferendo agli amici appostati in casa.

“Ci credi degli sprovveduti?” mentì Silvestro “Anche i nostri affiliati sono nascosti non lontano, daranno l’assalto alla prima avvisaglia di scontro.”

“Questo vuol dire che sanno dei tuoi contatti con Minghetti?” dubitò fortemente Patroclo.

Gabriele corrugò la fronte, chiedendosi che cosa c’entrasse il vecchio primo ministro in quella faccenda.

“Forse. Comunque, i Sublimi Maestri Perfetti sanno che il loro Grande Astro agisce solo ed esclusivamente nei loro interessi.”

“Certo, come uccidere membri per motivi puramente personali.” affermò trionfante il soldato “Lo sanno i tuoi devoti che Sassi e don Ronzoni li hai uccisi per salvarti le spalle?”

“Sbagli!” lo contraddisse con forza, ma senza rabbia Silvestro, anzi quasi indignato, accompagnando la dichiarazione agitando un attimo per aria il pugno destro “Io ho ucciso solo Graziano. Del prete volevo occuparmene allo stesso modo, ma Giangiove ha preferito assumersi il compito.”

“Ora capisco!” esclamò esterrefatto Gabriele “Ecco perché, per la sera in cui è morto, mi avevi dato appuntamento nella chiesa di San Prospero ma, quando sono arrivato, ho trovato Giangiove che mi ha riferito di raggiungerti altrove… Come hai potuto fare una cosa simile?”

“Calmati!” gli intimò ringhiando il Sorvegliante “Innanzitutto non permetterti mai di dare del tu al Grande Astro, ma solo del voi. In secondo luogo, rammenta che i Sublimi Maestri Perfetti non seguono l’etica dei comuni mortali.”

Nonostante la voce minacciosa, Giangiove diceva quelle cose per mettere in guardia l’amico e fargli capire che, per il suo bene, era meglio evitare certi atteggiamenti.

Silvestro proseguì, ignorando quella parentesi: “Ad ogni modo, voglio evitare un massacro inutile tra soldati del re e Perfetti. Dì, piuttosto, che cosa vuoi. Se il Re avesse voluto eliminarci, lo avrebbe ordinato e basta e tu ora saresti con un moschetto in mano e non ad intrattenermi con queste chiacchiere. Dunque, parla. Ti ascolto.”

“Sei arguto come si dice.” si complimentò Patroclo.

“Anche di più.” si vantò il Grande Astro.

“Mi manda il Duca Amedeo d’Aosta, il vero responsabile della sicurezza di Sua Maestà. Vi propone un accordo.”

Albina, sommessamente sobbalzò per la sorpresa: era convinta che il suo amato avrebbe smantellato quella setta.

“Sarebbe?” chiese sollevato e assai incuriosito Silvestro, ma non diede a vedere i suoi sentimenti.

“Il Duca vuole istaurare un’alleanza tra i Sublimi Maestri Perfetti e la Casa Reale.”

“Questo cosa comporterebbe?”

“Innanzitutto, spezzare i legami con Minghetti e il suo partito, o semmai conservarli solo per tenerlo maggiormente sotto controllo. Inoltre, una serie di doveri e privilegi da stabilire personalmente col Duca.”

“Tutto ciò è assai allettante” constatò il Grande Astro, dentro di sé soddisfatto e contento per un tale improvviso colpo di fortuna.

“Suppongo si tratti di volgere le nostre azioni a favore della Famiglia Reale, per rafforzarla e per svolgere un lavoro di spionaggio meno sospettabile nei nostri ambienti.”

“Presumo anch’io” rispose Patroclo che, in fondo, era solo un messaggero.

“Furbo il Duca d’Aosta: sa che potremmo diventare pericolosi e quindi si premura di renderci suoi amici, suoi fedeli.”

Guardò rapidamente i propri compari e disse loro: “Gabriele, Giangiove, giacché siamo la maggioranza dell’Areopago, manca solo Bini, che ne dite di mettere ai voti questa proposta? Io sono favorevole ad allearci coi Savoia, voi?”

Entrambi approvarono con un sorriso soddisfatto, già pregustando i privilegi, le cariche e gli onori che avrebbero ottenuto grazie a quel patto.

“Bene!” esclamò Silvestro felice, ma col solito contegno “Riferisci al Duca Amedeo che siamo disposti ad accettare la collaborazione. Ci dica solo quando e dove incontrarci per definire le clausole.”

“Ottimo, col Duca siete a posto; tuttavia, ora dovete risolvere la faccenda con me.” dichiarò Patroclo, facendosi velatamente aggressivo.

Il Grande Astro corrugò la fronte e chiese bruscamente: “Che intendi?”

“È semplice” replicò il giovane “Se vuoi che io non menta al Duca e non gli faccia decretare la vostra distruzione, allora dovrai concedere a me la mano di Albina.”

Gabriele strabuzzò gli occhi per la sorpresa.

Silvestro non parve invece colpito da tale richiesta. Fissò gli occhi sulla ragazza, che era rimasta in silenzio per tutto il tempo, e le domandò: “Cuginetta, tu chi vuoi sposare? Gabriele o questo Patroclo?”

Albina senza esitare rispose: “Patroclo: è a lui che da sempre appartiene il mio cuore.”

“Allora, così sia.” sentenziò Silvestro, imperturbabile.

“Che cosa?!” si stupì e si meravigliò il bancario “Non… Non puoi! Tu l’avevi promessa a me!”

Parlava a scatti da quanto era sconvolto.

“Albina ha fatto la sua scelta. Rispettala per il bene suo e dei Perfetti.”

“Io… io la devo sposare, non quello.” indicò Patroclo con disprezzo.

Spostò rapidamente gli occhi più volte dal Grande Astro al soldato, non sapendo contro chi indirizzare la propria rabbia, poi optò per il secondo, estrasse il fioretto appeso al fianco e corse verso Patroclo.

Sei colpi di revolver.

Gabriele cadde al suolo fulminato. I proiettili gli avevano colpito la spina dorsale.

Silvestro ripose la pistola.

Albina gridò. Esterrefatta, spaventata e triste, nascose il viso appoggiandolo alla spalla destra dell’amato, poi iniziò ad ansimare per quanto era sconvolta.

Giangiove spalancò gli occhi per lo stupore, dalle labbra il sigaro gli cadde a terra. Respirando con affanno, si avvicinò al cadavere, gli si inginocchiò accanto, lo scosse incredulo, poi voltò il capo verso Silvestro e, con le lacrime agli occhi e la voce rotta, mormorò: “L’hai ucciso.”

L’uomo rimase distaccato e non rispose.

“L’hai ucciso!” ripeté urlando l’ingegnere sconvolto.

Partroclo strinse Albina e la riportò in casa.

“Hai ucciso il mio amico! Che bisogno c’era?” domandò ancora con gli occhi lucidi.

Silvestro avanzò di qualche passo, guardò il Sorvegliante e disse solo: “Era un elemento destabilizzante.”

Non aggiunse altro. Si voltò e andò verso la carrozza; dopo un poco, disse: “Seguimi. Dirò Bini di occuparsi di tutto.”

Giangiove si alzò in piedi, nel farlo vide l’elsa del proprio pugnale: l’afferrò, lo estrasse, lo levò in alto, fissò la schiena di Silvestro, guardò il proprio riflesso nella lama, esitò. Infine, lo rimise nella guaina e seguì a capo chino il Grande Astro.

Quando Patroclo ed Albina erano tornati in casa, quasi tutti loro amici li avevano subito raggiunti. Non appena la carrozza fu a una ragionevole distanza, vennero anche Ivano e Tombolino, che si erano appostati, con delle balestre rudimentali, nel sottotetto.

Tutti vollero informarsi su quanto si fossero detti e soprattutto sul perché Gabriele ora giacesse morto in cortile. Il soldato chiese di accompagnare prima la propria amata in camera dove avrebbe potuto calmarsi. Lasciata la giovane nella stanza al piano di sopra, Patroclo tornò e rivelò ogni cosa. Lo stupore fu generale. Finite di dare le spiegazioni, mentre gli altri si apprestavano a preparare il pranzo, il giovane tornò presso Albina per vedere se si fosse ripresa dallo shock.

La giovane era sdraiata a pancia in giù, la testa affondata nel cuscino che stringeva con le braccia; stava piangendo. Come si accorse del ragazzo, che si era seduto accanto a lei e aveva iniziato ad accarezzarle i capelli senza dir nulla, gli chiese: “Perché questo? Perché non hai smantellato i Sublimi Maestri Perfetti?”

“Non è compito mio.” rispose pazientemente l’altro “Io sono solo una pedina mossa da un giocatore, il Duca Amedeo, non posso decidere io su queste faccende: sono troppo più grandi di me. Io so che quelli sono criminali, che uccidono e commettono reati impunemente, che si arricchiscono e acquisiscono potere in modo immeritato, portando rovina ad altri, senza far nulla per aiutare chi sta peggio, ma non posso fare nulla per fermarli.”

“Perché? Tu lavori per la Corona… Se il Re sapesse…”

“Il Re lo sa.” la interruppe amareggiato Patroclo “Chi governa lo sa, i politici lo sanno. Chiunque abbia un certo potere è a conoscenza di tutto ciò, anzi probabilmente deve il suo ruolo a questi intrighi. Il sovrano e tutti gli altri suoi collaboratori sono i primi burattinai ad orchestrare la Massoneria e quant’altro. Il governo non tutela i cittadini, ma i governanti. Qui a Reggio ne è un esempio la Vecchia Camarilla. È triste, ma è così.”

“Cosa si può fare allora?”

“Nulla.” fu l’amara risposta “Non dobbiamo pensarci più, altrimenti il senso di impotenza e la rabbia ci schiaccerebbero. Viviamo la nostra vita in pace e lasciamoli giocare.”

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